La magia di S. Lucia

Santino di S. Lucia
Un tempo, nei dintorni di Parma, si usava acquistare da un ambulante che passava alcuni giorni prima del 13 dicembre, dei santini e delle statuette di gesso raffiguranti Santa Lucia per assicurarsi la “buona salute”, mentre per risolvere i problemi relativi agli occhi (anche quelli minori come la presenza di un corpo estraneo) si recitava una piccola filastrocca: Busca fora, busca déntar / Santa Lüšìa la guarda dèntar. Come si vede, la devozione può essere a volte unita ad una buona dose di superstizione per certe usanze praticate fino al secolo scorso, come in Toscana dove le “maghe”, per liberare qualcuno dal malocchio, lo facevano sputare tre volte dentro un serto di rami di ruta intrecciati con del nastro rosso che veniva chiamato “corona di Santa Lucia”, mentre a Sant’Andrea delle Fratte presso Perugia, si crede che l’acqua sorgiva di una piccola conca guarisca ogni malanno agli occhi poiché Santa Lucia, passeggiando da queste parti, sarebbe scivolata e nella caduta avrebbe battuto il gomito sulla roccia facendo sgorgare l’acqua miracolosa. Ma “La nòt ad Santa Lüšìa l’è la nòt püsè longa ca s’agh sia” è la notte più lunga dell’anno perché  dopo il 13 dicembre le giornate cominciano ad allungarsi a scapito delle notti che si accorciano. I vecchi sentenziavano che “Par Nadál al pàs d’an gàl”, per Natale la giornata si è allungata come il passo di un gallo, oppure “Par Nadál an didál“, si è allungata di poco, di un ditale. Ma La Santa è attesa con grande trepidazione dei bambini di buona parte dell’Italia settentrionale, come dimostrano molte filastrocche, come questa della Val di Non: Santa Luzia, Santa Luzia l’è vizina, /
putelòti, putelòti né a dormir: / Metè fora, mète fora la farina / e no feve e no feve pu sentir. / La gh’à ‘n gàida (in grembo), / la gh’à ‘n gàida tanta roba / da magnar, da magnar e da giugár. / e co’ l’ašen e co’ l’ašen co’ la goba / la va dentro, la va dentro dal bazàr.
E noi invece rispondiamo con: “ Santa Lüšìa / la scarpa l’è mia / la bursa l’è dal pupà / Aanta Lüšìa la gnarà!”.

Inviato da G. Tenca