Viadana. "Benessere pubblico e stress acustico urbano"

Consigliere Comunale
Christian MANFREDI
Premesso che l'inquinamento da rumore è oggi uno dei problemi che condizionano in negativo la qualità della vita. L'esigenza di tutelare il benessere pubblico dallo stress acustico urbano è garantita da un nutrito numero di leggi e decreti regionali e dello stato che, fra le altre, impongono ai Comuni di suddividere il proprio territorio in classi acustiche in funzione della destinazione d'uso delle varie aree (residenziali, industriali, ecc.) stabilendo poi, per ciascuna classe, i limiti delle emissioni sonore tollerabili.
Lo strumento di pianificazione del territorio che ne disciplina l'uso e vincola le modalità di sviluppo delle attività svolte su di esso, è la Classificazione Acustica.
Il Piano è parte integrante della pianificazione territoriale dell'Amministrazione Comunale. Ne disciplina lo sviluppo urbanistico, commerciale, artigianale e industriale, con l'obiettivo principale è garantire la salvaguardia dell'ambiente e quindi dei cittadini mediante azioni idonee a riportare le condizioni di inquinamento acustico al di sotto dei limiti di norma.
Ad una prima e sommaria analisi del piano adottato a Viadana, balzano agli occhi alcune scelte che richiedono un approfondimento:
la normativa prevede che il territorio sia classificato in 6 classi: dalla prima che riguarda le aree da salvaguardare (scuole, asili, ospedali, case di riposo e parchi pubblici) alla sesta deputata alle aree produttive dove si consente il maggior rumore. A Viadana sono state identificate solo 5 classi penalizzando fortemente le aziende locali; la classe 6 non è stata considerata e il concetto viene ribadito nella relazione tecnica al PUNTO 3.3 (pag.9). La motivazione della scelta (liquidata in due righe) è da ricondurre alla presenza di alcune abitazioni non connesse alle attività produttive per cui si è scelta la classe 5 per le nostra grandi aree industriali (gerbolina, fenilrosso, Cogozzo/Cicognara). Probabilmente a monte di questa scelta c’è una scarsa conoscenza delle leggi sul rumore e sulle gravi conseguenze che si possono determinare. La classe V detta PREVALENTEMENTE INDUSTRIALE differisce dalla classe VI detta ESCLUSIVAMENTE INDUSTRIALE per il limite massimo consentito notturno: mentre nel periodo diurno (06 – 22) il rumore consentito è di 70 dB(A) in entrambe le classi, nel periodo notturno (22 – 06) il rumore massimo in classe V è 60 dB(A) restando a 70 dB(A) per la classe VI. Il problema parrebbe semplice – la classe VI dovrebbe essere adottata solo nelle zone industriali dove si lavora h24 (e quindi ci si chiede ad esempio come mai non sia stata adottata per l’area del Gruppo Saviola), tuttavia la grande differenza tra le due classi non stà nei limiti massimi consentiti di notte ma nell’APPLICAZIONE DEL CRITERIO DIFFERENZIALE – applicabile negli ambienti abitativi presenti in tutte le classi ad esclusione della classe VI. La Legge quadro 447/95 - art.2, comma b – definisce ambiente abitativo (non solo il concetto di casa (abitazione) ma << ogni ambiente interno ad un edificio destinato alla permanenza di persone ecc.>>. ANCHE GLI UFFICI DI UNA DITTA SONO CONSIDERATI RICETTORI. Ogni azienda che dovrà insediarsi in una zona produttiva classificata V dovrà preoccuparsi quindi di verificare il rientro nei limiti differenziali per gli uffici di tutte le ditte confinanti e qualora non li rispettasse, dovrà attuare costosissime bonifiche acustiche. Il legislatore ha permesso che nelle aree industriali si potesse lavorare anche con emissioni rumorose compatibili alle caratteristiche stesse delle zone di produzione; il nostro piano nega questa possibilità. E non si capisce la ragione di questa scelta.

Passando al lato opposto – Le zone residenziali – anche queste non sono state salvaguardate. Gran parte delle zone residenziali (ma proprio solo residenziali) del capoluogo sono in classe III (mista – tipica delle aree agricole); salvo qualche singola e fortunata abitazione e parte dell’area (villa del Veneziano) non è stata usata la classe deputata (2 – PREVALENTEMENTE RESIDENZIALE) per tutti i quartieri residenziali di Viadana. Anche nella relazione si da poca rilevanza a questa scelta dissertando a lungo sulla necessità di assegnare la classe 1 alle zone cimiteriali (problema del tutto locale).

A proposito di classe 1 (prevista per scuole, ospedali, ecc) la Legge regionale Lombarda ne esige l’applicazione per: scuole , asili, ospedali, case di riposo, nonché parchi pubblici. A Viadana abbiamo il liceo di via Vanoni in classe 1 e dall’altra parte le elementari in classe 3; forse una dimenticanza? Ma abbiamo anche una clamorosa classe 4 per l’ex ospedale cittadino (che di fatto lo è ancora) trattato acusticamente alla stregua di un centro commerciale.

Per le infrastrutture stradali del territorio – non è stata redatta la tavola delle infrastrutture stradali e si legge nel regolamento attuativo a pag. 6 punto 3.3 che per le strade dovrà essere emanato apposito decreto – peccato che tale decreto sia stato emanato 8 anni fa – DPR 30/03/2004 n. 152 – e specifica come azzonare ogni tipologia di infrastruttura stradale.

E per i nuovi edifici – DPCM 05/12/1997 – il rispetto dei requisiti acustici passivi è in vigore da quasi 15 anni e a Viadana non c’è un edificio in regola (forse che negli ultimi 15 anni si è costruito poco?) anche tra quelli + nuovi. Il nostro regolamento, sempre all’art. 8 parla ancora genericamente di << alcune tipologie di ambienti abitativi ….>> mentre la legge non ne esclude nessuno.

E non vado oltre, nelle tante mancanze del piano che VA CERTAMENTE rivisto nella sua globalità per non rischiare di approvare uno strumento che contraddice quasi tutte le prerogative del dettato normativo in materia.

Un’ultima raccomandazione, considerato che l’osservanza delle norme in materia non sembra essere tra le priorità degli estensori del piano, nella revisione tenete conto anche del recentissimo DPR 19 ottobre 2011 n.227, pubblicato in G.U. n. 28 del 3 febbraio 2012.

Consigliere Comunale
Christian MANFREDI