Viadana: "Ero un clandestino ma mio figlio è italiano"


È arrivato per un torneo di judo, non se ne è più andato. Oggi, dopo tantissimi lavori, ha in tasca un permesso di soggiorno e lavora all'istituzione di una consulta degli immigrati in un paese in provincia di Mantova
  Mounir Barian, marocchino, 32 anni, oggi è componente con altri immigrati del tavolo tecnico comunale per l'immigrazione di Viadana, in provincia di Mantova, che recentemente ha scritto un regolamento per l'istituzione di una consulta dei cittadini stranieri.  Il suo cammino in Italia è però iniziato molti anni fa, grazie alla sua passione per le arti marziali.
Nato a Khribga, capoluogo di un’area rurale ormai svuotata dall’emigrazione, già da giovanissimo sognava l’Italia mentre praticava il judo.  La sua città – racconta ad Alitaliya.net - faceva scambi culturali con Sassari, lo sport era la carta da giocare per raggiungere il Belpaese dei suoi sogni e finalmente incontrare gli amici che erano già qui.

"Nel 1999 ho partecipato a un torneo di judo a Sassari, quando è finito sono rimasto in Sardegna. Il visto d’ingresso è stato il mio cavallo di troia, scadeva dopo un mese e ho deciso di restare come clandestino".

Per qualche anno, Mounir ha vissuto come tanti altri immigrati senza permesso di soggiorno.  “Un periodo difficile della mia vita , sei senza documenti, senza identità, non sei protetto, sei senza vita. Devi essere trasparente per sfuggire ai controlli. Ma ho avuto l’aiuto dei familiari che si trovavano già in Italia”.

In questo periodo ho trovato un impiego – in nero ovviamente- come magazziniere. “Durante il primo giorno di lavoro – ricorda - il mio datore di lavoro mi disse che sarebbe arrivato un camion per una consegna. Verso le 2 di notte si presentò un camion e io aprii la porta: erano in quattro e hanno iniziato a caricare tutta la merce, all’inizio li ho aiutati  ma dopo ho capito che erano dei ladri , a quel punto mi sono limitato a guardarli, ho segnato la targa. Per fortuna la polizia popi è riuscita a prenderli…”

Da clandestino ha lavorato anche in Francia, come allestitore degli stand della Fiera di Versailles. “ Li oltre al mio lavoro, mi sono travato a fare anche il mediatore linguistico per gli italiani in Francia.Credo che essere armati di conoscenze ti aiuta ad ambientarti nel mondo, ovunque”.

Con la sanatoria del 2002 è arrivata la salvezza. Mounir Barian si è messo in tasca il primo permesso di soggiorno e, finalmente da immigrato regolare, ha iniziato a lavorare prima come manutentore, quindi in una ditta di ceramica a Modena, come carrellista a Reggio Emilia e quindi a Parma come camionista in una ditta di trasporti.


“Nel 2007 ho cambiato completamente settore, iniziando a  lavorare in una ditta di Viadana (Mn) che produce latte di soia. Mi sono trovato bene, frequentando amici italiani che mi hanno aiutato veramente a integrarmi di nuovo in questa piccola cittadina”.

Nel 2009, dopo due anni di fidanzamento, ha sposato una compaesana conosciuta qui e oggi è padre di un bel maschietto di un anno e mezzo. “È anche pensando a lui che ho aderito insieme all’amministrazione di Viadana alla campagna “l’Italia sono anch’io”. È giusto che mio figlio, nato e cresciuto qui, sia italiano anche per legge”.

Lala Zineb Maarouf Dafali
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