Dalle bucoliche all'accorpamento delle province

Lettera  pubblicata il 22 settembre sulla Gazzetta di Mantova  in risposta all'editoriale di giovedì 20 settembre del giornalista Stefano Scansani:

Caro Stefano Scansani,
 ti comunico modestamente che ho letto Virgilio e le Bucoliche , prima da studente e poi da insegnante con altri studenti . Ma ho letto anche la Deliberazione del consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 , nonchè la  recente Legge denominata comunemente " Spendig review", che fissa i requisiti minimi demo-territoriali per il riordino delle Province. Scoprirai le tempistiche , le funzioni , gli organi , ecc. di quelli che saranno i nuovi enti territoriali e sono come ben saprai vincolanti e inderogabili, forse rinviabili nei tempi di attivazione ma immodificabili. Per inciso ricordo che dal 3.5.1856 , data in cui la Commissione della

Camera dei deputati presentava il progetto di riordino dell'Amministrazione provinciale sono passato 150 anni. Da allora a scadenze piu' o meno regolari vi è stato chi ha proposto l'abolizione dell'Ente Provincia , ritenendolo un livello istituzionale intermedio, titolare di competenze e poteri talvolta non bene identificati in quando sovrapponibili a quelle di Regione e Comuni . E' da allora che questo Istituto politico-amministrativo in qualsiasi riforma avanzata e/o anche approvata , sempre è stato messo in discussione e in assenza di quella che definisci " la zuffa delle seggiole, senza la crisi del capoluogo , senza che in città vi siano politici qualunque, senza politici indigeni che bisticciano sui propri orti striminziti , senza una minutaglia politica dormiente e rissosa " .
 La crisi internazionale che coinvolge anche la nostra Italia e l'esigenza di farvi fronte hanno indubbiamente accelerato il riordino delle Province, intervenendo con misure che intendono essere incisive, finalizzate a garantire una revisione della Pubblica Amministrazione, per migliorare efficienza amministrativa ed in presenza di esplicita richiesta Europea di un forte impegno da parte del Governo Italiano di abolire o fondere strati amministrativi intermedi. E' un percorso avviato, complesso, di non facile attuazione che vede l'ente intermedio di vasta area in linea con terzi livelli di governo presenti in Francia, Spagna e Germania. E' una sfida a cui non ci possiamo sottrarre . L'obbiettivo è la costruzione di ambiti territoriali il più possibile omogenei , diversi dagli attuali e che non devono necessariamente ricoprire i confini amministrativi conosciuti fino ad ora . I criteri che il Governo ha formulato li avremmo voluti meno rigidi. Ma Alfeno Varo Monti Mario, il tecnocrate ,verificato che dall'Unità d'Italia ad oggi si è visto il numero delle Province costantemente in aumento , quasi raddoppiato rispetto a quello originario sempre in nome di un "cappello dottorale " locale ha coraggiosamente dato l'avvio ad un percorso di riforma in linea con il resto dell'Europa. La città capoluogo, la Provincia di Mantova perdera' effettivamente biolche , "cremonizzandosi "se si continua ad insistere nella richiesta di deroghe incomprensibili , con argomenti risibili presentando la riforma dei terzi livelli dello Stato come il rischio di " finire in riva ad un fosso di Piadena ". Il ruolo di nuovo capoluogo di Provincia non è vero che sarà Cremona, ma sarà bensì determinato da un accordo tra Comuni già capoluogo di ciascuna Provincia oggetto di riordino. E' solo in mancanza di tale accordo che diviene Comune capoluogo il Comune capoluogo che ha maggior popolazione residente. Ecco cosa manca fra Comune di Mantova e Presidenza della Provincia di Mantova : la forza di intenti e di strategie politiche locali da far valere a Cremona o Brescia o altri, manca ed è mancato questo atto di coraggio contrattuale, è mancata la determinazione politica che faccia valere la nostra forza economica territoriale esistente. Questo ha declassato il nostro "essere Mantova" , riducendo, questo sì, il tutto ad una salvaguardia di seggiole. Virgilio resterà sempre il Patrono Laico di queste terre che non hanno bisogno di un novello Varo per distribuire biolche cispadane, ma di leggi di riforma di una Stato obsoleto, farraginoso, con strutture territoriali sovrapponibili, piccole , troppo piccole rispetto ad un'Europa sempre piu' vicina , in un Paese che deve cercare di costruire nuovi assetti degli enti territoriali per offrire servizi efficienti e risposte ai cittadini italiani, senza misconoscere Virgilio, profeta e negromante di queste terre definite nel 1856 Mantovane che non perderà in una riforma i suoi patrimoni e i suoi caratteri culturali inestimabili. Non ho trovato e non troveremo mai, nelle Bucoliche, come spendere meno danaro pubblico per riorganizzare trasporti, politiche ambientali, servizi alla persone, sanità, scuole e conseguenti ricerche delle necessarie risorse , gare pubbliche al risparmio, ecc. Ma ad onor del vero non lo trovo neanche nel tuo scritto . La stiamo faticosamente cercando, è una grande sfida a cui non ci possiamo sottrarre. Incuneati e moribondi nel limbo della Mantovanità, di una identità territoriale ed istituzionale , che vede contrapposto Castiglione attratto dal Bresciano e Viadana che brama il Cremonese da sempre con immutatata volontà -memoria, sempre comunque sotto il cappello dottorale di Virgilio che nessuno, fra l'altro vuole misconoscere o accantonare , ancora si discute se l'IGP del Melone nostrano spetti più all'alto mantovano, o al Viadanese o ancora al destra Secchia, mentre altre Province cercano l'aggregazione , cercano faticosamente la loro via per far funzionare l'integrazione dei servizi a costi minori. Sono d'accordo con te quando affermi che sin da ora "sappiamo quale nomenclatura di responsabili ascrivere a questo capitolo di storia contemporanea". Ed è per questo che " luna calante "di questa " antiquariale ed immeritevole "classe politica nostrana dico la mia per non essere nè ora nè dopo parte colpevole di una mancata nonchè epocale riforma dello Stato .
Tuo , con immutata stima
 Giovanni Pavesi
Viadana, 22 settembre 2012