Viadana. L'orgoglio del sindaco

Penazzi
Penazzi: "In consiglio andata in scena una inutile rappresentazione"
La Gazzetta titolava ieri che il sindaco sarebbe con le spalle al muro. La situazione si potrebbe vedere anche in questo modo dal momento che il consiglio comunale lo ha contraddetto riguardo le sue scelte di nomina degli assessori. Ma a parte il fatto che giuridicamente tale appannaggio gli spetta per legge - quindi di fatto rendendo il voto del consiglio puramente simbolico (tant'è che gli assessori sfiduciati sono ancora tutti lì) - il sindaco resistendogli sembra dimostrare di non essere affatto alle corde. Al contrario, non solo il sindaco non ha perso, ma rilancia, arrivando a definire la serie di votazioni di fiducia/sfiducia volte contro di lui - da maggioranza e minoranza insieme -  addirittura una "messa in scena ...con toni farseschi". Tale comportamento non sembra affatto quello di un pugile messo alle corde ma di uno che - non solo si pone al centro del ring - ma invita spavaldamente l'avversario a farsi avanti. In realtà sembra che in questo braccio di ferro tra i consiglieri del Pd e il sindaco sia quest'ultimo a rivelare maggiore resistenza fisica. Questo vigore gli è dato dalla constatazione che - da parte del Pd - il desiderio di rivendicare il proprio orgoglio non supera quello di farla finita ed andare a nuove elezioni. E' come se il sindaco - forte anche della non compattezza del Pd nel contrastarlo - in cuor suo abbia maturato la consapevolezza che il Pd alla fine non staccherà la spina all'amministrazione anche perché - se avessero veramente voluto farlo fuori politicamente - lo avrebbero già fatto. In altre parole sembra - non solo al sindaco - che la reazione veemente del gruppo consiliare Pd altro non siano che i crampi della mal digestione del rospo che ha dovuto ingoiare per il licenziamento di due suoi luogotenenti ma niente che alla fine non possa essere risolto con un grosso cucchiaio di bicarbonato e scuse reciproche di circostanza. Questo non significa che i problemi evaporino per magia ma si fa largo l'ipotesi che in questo tiro alla fune non solo la corda non si spaccherà ma - col tempo - entrambi smetteranno di tirarla trovando un accordo ragionevole per salvare l'amministrazione. Perché l'alternativa delle elezioni - coi tempi che corrono - potrebbe diventare per il Pd più che una vittoria di Pirro uno sciagurato salto dalla padella alla brace. Dir.