Casalmaggiore. Ricordo del pittore sconosciuto

RENZO GIPEN FEDERICI 
IL QUADRO COME ENIGMA
mostra postuma di un pittore autodidatta e sconosciuto
opere 1951-1972

Museo Diotti
Casalmaggiore (CR)
via Formis, 17
1 giugno - 14 luglio 2013

vernice sabato 1 giugno ore 17
Renzo Gipèn Federici, nasce Casalmaggiore nel 1919 da Garibaldi e Libera Cerati, a Casalmaggiore muore
nel1972. Fu un originale pittore autodidatta, studioso d’arte attraverso libri e pubblicazioni, amateur di livello. Percorreva in bicicletta le terre mantovane dei Gonzaga, visitava chiese, monumenti, architetture. Le domeniche in Pinacoteca a Parma, a Palazzo Te di Mantova - a studiare gli amati pittori: il Parmigianino prima di tutto, Mantegna e Giulio Romano.

Le città d’arte - Venezia, Roma - luoghi del suo sogno culturale, meta delle gite sociali. Il padre è calzolaio, la famiglia socialista di tradizioni garibaldine. Il quartiere d’origine, la casa di famiglia - Casa Melzi -, arrocco operaio e di piccoli artigiani. Lavora da giovane come materassaio ma, subito, è soldato italiano nell’Europa del Secondo conflitto mondiale.
Nella lunga e disastrosa battaglia di El Alamein (luglio 1942) viene fatto prigioniero, deportato nel Galles, vi rimane – tra campo di prigionia e lavoro agricolo esterno - quasi quattro anni. Qui inizia la sua esperienza artistica.
Tornato a Casalmaggiore, si sposa con Serena Malacarne e lavora come banconiere nella storica cooperativa della Unione Cooperative Cremonesi di Consumo, agenzia n.52. Ne resterà un dipendente sino alla morte.
Comune di CasalmaggioRe Dipinge nei ritagli di tempo: la sera, la domenica. Ha lasciato 40 quadri. La sua presenza nel panorama della pittura basso-padana è un caso. Non dipinge paesaggi, pioppi, acque del Po, ma affronta un’ardua pittura figurativa
imparentata con la Grande pittura del passato - dai neoumanisti a Caravaggio e caravaggeschi. In format del tutto
originali. Per altro prossimo sia a real gothic di Balthus, sia al realismo di tradizione - interni febbrili, libertà sulla
figura, correnti sensuali pervasive - di Ziveri e Mucchi.
La sua pittura è marchiata da una visione drammatica, tragica della vita.
Le circostanze storiche - declino delle speranze della Resistenza e Liberazione, emarginazione del movimento
operaio dopo il 1948, inizio della Guerra Fredda e minaccia di un Terzo conflitto mondiale - alimentano il suo
pessimismo esistenziale
Morte ed Eros cadenzano le sue tele. Una cultura protocristiana del dolore e del martirio è pronta ad offrire le iconologie
necessarie: la Croce, il sacrificio dei martiri, il racconto evangelico, le vite dei santi.
Tutto in chiave laica e sostanzialmente politica. Laddove in Croce salgono i poveri cristi di un proletariato diffuso,
al lavoro servile, in condizioni di semipovertà
Lui stesso in Croce, lui martire, lui artista eccellente e retorico.
Fu un colto intellettuale imbevuto di cultura classica, frequentatore della iconologia dei Grandi, amante dell’Opera
e del Teatro lirico, sapiente imbastitore di tele morali, di sermoni sulla vita attraverso il quadro, di vanitas che
dalle sue tele tuttavia ci ammoniscono.
mostra e catalogo sono a cura di Piero Del Giudice

Museo Diotti
via Formis 17, Casalmaggiore (Cr)
tel. 0375 200416
info@museodiotti.it
www.museodiotti.it
da martedì a venerdì ore 8,00 - 13,00 //sabato e festivi ore 15,30-18,30
INGRESSO LIBERO