Torre D'Oglio. I sommozzatori controllano i danni

Già si parla di un milione di euro per la soluzione definitiva
Nella vicenda del ponte in chiatte di Torre D'Oglio inabissatosi in parte (2 delle 12 chiatte) la notte di S. Stefano del 2013 le notizie interessanti riguardano le cifre. La prima cifra da seguire è quella relativa alla risoluzione radicale del problema, ovvero intervenire sul ponte affinché esso non abbia più a subire le chiusure dovute a siccità, piene, gelo ecc. Quello attuale infatti per larghi periodi resta chiuso a causa di ogni capriccio meteorologico. Per metterlo definitivamente in sicurezza la soluzione ipotizzata sono le chiatte in acciaio anziché quelle archeologiche attuali in cemento armato: il costo ipotizzato è stato nei giorni scorsi di 7-800 mila euro, ma esso lievita ogni volta che lo si evoca e ora si comincia a fare la cifra tonda di un milione. E non sono bruscolini, soprattutto in ragione del recente intervento che il ponte ha subito per trasformalo da "gioiellino storico" a ponte "semi-moderno", l'esperimento ha generato un ibrido che non è più l'uno né è riuscito a diventare l'altro. Per ora sono stati stanziati 50mila euro d'emergenza perché si compiano i lavori di sondaggio - oggi sono intervenuti i sommozzatori per capire come lavorare - ma per ripristinarlo - almeno come viabilità - non si può ancora stilare un preventivo. In aggiunta il piano B di sostituire le chiatte in cemento con quelle metalliche richiede il permesso della Regione di sforare il patto di stabilità, quandi anche su questo fronte ci sarà da lottare.
La questione non è più politica ma sociale. Bisogna infatti ricordare quanto danno si stia infliggendo alle popolazioni residenti che già soffrono l'isolamento dal capoluogo e ora alle prese con larghi giri per poter superare il fiume Oglio.