Viadana. Gazzetta dello sport: articolo su Merlino

Fabio Merlino: da Nassiriya ai Warriors Viadana

Di Giovanni Gardani dalla prima pagina della Gazzetta Lombardia oggi, una bella storia di sport e di speranza
Fonte: http://incodaalgruppo.gazzetta.it/2014/11/19/fabio-merlino-da-nassiriya-ai-warriors-viadana/
Per gli amici è «The Wall», per lo Stato un orfano di guerra, per se stesso la dimostrazione che le frontiere sono fatte per essere abbattute. Fabio Merlino ha 24 anni e una grande storia da raccontare. Anzi, due grandi storie. La prima affonda le radici in una delle più sconvolgenti tragedie della storia militare nostrana: nell’attentato di Nassiriya, il 12 novembre 2003, tra i 19 italiani caduti c’è Filippo Merlino, sottotenente dei Carabinieri, padre di Fabio. In Iraq era
andato anche per garantire al figlio un futuro migliore e cure specifiche. Sì, perché Fabio, dalla nascita, soffre di una grave forma di atrofia muscolare spinale. Si chiama Sma 2 e dietro una sigla nasconde un destino in carrozzina. In memoria del padre, Fabio intraprende la carriera presso il Ministero dell’Interno e oggi lavora per l’Arma proprio nella caserma «Filippo Merlino» di Viadana (Mn). Ma Fabio non dimentica un altro insegnamento del genitore che gli aveva fatto conoscere l’hockey in carrozzina. «Gioco da otto anni — racconta Fabio — sono partito da Parma, dove lottavo per non retrocedere, e sono arrivato a Bologna, dove mi sono giocato la finale scudetto e ho guadagnato la Nazionale, giocando pure il torneo di Eindhoven, contro i campioni d’Europa della Torpedo Ladenburg». L’importante è non accontentarsi però: da lì l’idea di fondare un team a Viadana. «Dopo i problemi societari di Bologna nel 2012, volevo mollare. I miei amici, la mia fidanzata e mia madre mi hanno spinto a non farlo. Così ho deciso di fondare i Warriors Viadana: partiremo il prossimo anno dalla A2, ma siamo già organizzati con gli amici Carmine Galasso e Luca Mercuri che mi hanno appoggiato nel progetto. L’invito è esteso a tutti, perché il bello di questo sport, dedicato a disabili con patologie mediogravi, è che non esclude nessuno: di fatto può giocare pure chi è costretto a vivere col respiratore». Senza frontiere, senza barriere, proprio come voleva papà.