Viadana. Società storica: Gli ebrei in Italia dopo le leggi razziali

Comunicato stampa
Pubblico delle grandi occasioni quello che è convenuto domenica 9 novembre scorso all’Auditorium “Lamberto Masseroni” per la conferenza organizzata dalla società Storica viadanese. Argomento dell’incontro Gli ebrei in Italia dopo le leggi razziali del 1938, ospite d’eccezione il dott. Bruno Segre  che,  ottantaquatrenne, ha vissuto in prima persona, seppur fanciullo, tali momenti.
Dopo avere ribadito che gli ebrei in Italia erano e sono una esigua minoranza (attualmente gli iscritti alle comunità ebraiche sono appena 25.000) ha ripercorso le tappe che hanno portato alla “emancipazione” degli ebrei iniziando dalla rivoluzione francese per arrivare allo Statuto Albertino del 1848. La “parificazione” con gli altri cittadini ha di fatto nuociuto agli ebrei che, non essendo più “minoranza”, hanno un po’ abbandonato le loro tradizioni e si è assistito quindi al fenomeno della secolarizzazione. Parlando poi dell’entrata in vigore delle leggi razziali il dott. Segre ha riferito che a 8 anni venne espulso come tutti i suoi correligionari da tutte le scuole del regno («la nostra presenza non doveva inquinare gli altri». Ha poi riferito che qualche compagno di scuola lo accusasse, in quanto non battezzato, di avere il peccato originale. La storia si è poi intrecciata coi ricordi personali e si è fatta commovente. Gli ebrei non potevano occupare posti pubblici, esercitare professioni o svolgere attività economiche. Il padre non potette più lavorare e la famiglia si mantenne grazie al lavoro di traduttrice della madre poliglotta (ovviamente lavoro non “ufficiale”). Quando la famiglia dovette fuggire da Milano per trasferirsi nell’Italia centrale, la stessa si salvò da rastrellamenti tedeschi grazie all’ospitalità disinteressata di un anarchico marchigiano che li nascose nella propria abitazione sino all’arrivo dell’ottava armata inglese.
Alla fine diverse le domande del pubblico e la richiesta di dediche sui suoi libri.